Call me by your name (2018)

call-me-by-your-name-poster.jpg

È questo il titolo del film del regista palermitano Luca Guadagnino, tratto dall’omonimo libro di André Aciman, che sta facendo emozionare il pubblico dei cinema italiani e non.

La pellicola è ambientata nell’estate del 1983,nella campagna tra Brescia e Bergamo dove il protagonista, Elio (Timothée Chalamet), diciassettenne di origine ebraica, si annoia tra una lettura e un tuffo al fiume.

A rendere quell’estate un’esperienza unica sarà Oliver (Armie Hammer), giovane studente americano, arrivato in Italia per lavorare ad un dottorato con il padre di Elio, docente universitario.

All’inizio il rapporto tra i due non è dei i migliori. Elio sembra infastidito dalla figura di Oliver, così schivo, riservato e saccente.

Ma ben presto questa sorta di odio si trasformerà in un’amicizia intima che sfocerà in una forte attrazione e che nemmeno le prime esperienze eterosessuali del protagonista potranno scacciare.

Elio alla fine del film, strappalacrime anche grazie alla canzone “Visions of Gideon” di Sufjan Stevens, scoprirà lati della sua personalità che mai si sarebbero mostrati se non avesse conosciuto Oliver.

 

 

Annunci

Sometimes-My Bloody Valentine

Close my eyes, feel me now 

I don’t know how you could not love me now 

You will know, with her feet down to the ground

Over there, and I want true love to grow

You can’t hide, oh no, from the way I feel 

Lost in translation 

Tokyo è un luogo inusuale in cui ambientare un film ma sembra proprio essere perfetto per la sceneggiatura di “Lost in translation”. 

La capitale giapponese è così misteriosamente affascinante, culla di una cultura millenaria ormai spazzata via dall’ occidentalizzazione. Qui, tra la folla, si vive nell’anonimato, correndo veloci, incuranti dell’altro.
Ma è proprio in questo caos che i due protagonisti si conosceranno, scoprendosi e scoprendo i mille volti di una città magica.

Bob (Bille Murray) e Charlotte (Scarlett Johansson, a soli 18 anni) si incontrano al bancone del bar dell’hotel dove entrambi alloggiano. Bob è un famoso attore in declino che è stato ingaggiato per girare una pubblicità di una marca di whisky e che ne ha approfittato per starsene da solo, lontano da una moglie opprimente. Charlotte ha invece accompagnato il compagno fotografo in un viaggio di lavoro ma a causa dei mille impegni del marito è costretta a passare la maggior parte della giornata in stanza.

Saranno proprio la solitudine ed il senso di smarrimento ad avvicinarli e a trascinarli in una complicità tacita che, a mano a mano, tesserà tra i due un rapporto sempre più intimo ma comunque innocente, un po’ come quello tra padre e figlia.

Le nottate passate a guardare film, le feste, le scorrazzate per la metropoli, le confessioni faranno capire ad entrambi quanto le loro anime si somiglino, seppur essendo sostanzialmente diverse. 

Solo alla fine, quando Bob dovrà lasciare Charlotte, i due si concederanno un bacio, concludendo un’esperienza magica che difficilmente si potrà mai ripetere. 

 

 

 

 

 

 

Paz!

paz

E’ ormai la prassi considerare i film italiani di poco rilievo, abituati come siamo a vedere pubblicizzate grandi commedie all’italiana, banali e sempre più volgari. La realtà ,però, è tutta un’ altra. Nascosti tra una miriade di pellicole di fama mondiale ma anche di grande bassezza e povertà di contenuti, esistono tanti (piccoli grandi) film underground, che purtroppo sono sconosciuti ai più.

Un esempio è proprio quello di Paz! (2002)

A consigliarmelo è stato il mio ragazzo  e dopo un primo momento di diffidenza, dovuto proprio al fatto che fosse di produzione italiana, mi sono convinta a guardarlo.

Il film vuole essere un omaggio alla creatività del fumettista Andrea Pazienza (1956-1988).

La burrascosa Bologna del ’77,agitata da scontri tra fascisti e comunisti e occupazioni studentesche, fa da sfondo alla storia che non segue una trama lineare, essendo le scene estrapolate da tre differenti opere del fumettista. Gli stessi protagonisti, Pentothal, Zanardi e Fiabeschi, provengono da tre diversi fumetti ed anche abitando nello stesso palazzo, non si conoscono e non interagiscono tra di loro.

Ad accomunarli è sicuramente la città ed il suo clima di protesta, che influenza le loro vite, coinvolgendoli, in alcune occasioni, anche direttamente.

pentothal

Pentothal è un fumettista che sembra ormai aver perso l’immaginazione. Stanco della vita e del suo tran tran, cerca una via di fuga da un mondo che non gli appartiene ma del quale, in quel periodo, era sconveniente non fare parte: l’attività nel movimento comunista. Estraniato dalla realtà, l’unica cosa che possa risollevarlo, ma anche isolarlo inevitabilmente, è l’hashish.

“Mi faccio e tutto torna bello, più splendente di prima” 

zanardi.jpg

Zanardi è un ribelle, in lotta con chiunque provi a mettergli i bastoni tra le ruote e sicuramente a fermarlo non sarà la preside, alla quale lui e il suo gruppo, impiccheranno il gatto. Coi suoi amici si sballa, facendo uso di eroina e per la testa ha le ragazze, anche se nel suo cuore c’è Jessica, ora trasferitasi lontano da lui. Compirà diversi atti di bullismo, tra cui uno che sfocerà in tragedia.

fiabeschi.jpg

Fiabeschi è un negligente studente fuori sede che vive a spese della propria ragazza. Frequenta il DAMS, per non doversi arruolare, ma la sua carriera studentesca è a dir poco rovinosa : tra un minuto di studio e l’altro, un tiro di spinello è immancabile. Simbolo di una generazione che si discosta dalle lotte semplicemente fregandosene, le relazioni sociali non gli interessano, a patto che non si parli di sballo.

Le scene sono interamente (o quasi) girate con la camera a mano, per rendere meglio l’idea di una frenesia tumultuosa.

E alla fine che dire? Un film unico nel suo genere capace di appassionare (anche senza troppi cliché) colpendo soprattutto per la sua semplicità senza mai perdere d’intensità.

Blue Velvet

Cari followers, perdonate la mia assenza ma in questo periodo sono stata piuttosto distratta causa vacanze estive (spero possiate capirmi) e non ho nemmeno avuto molto tempo, tra viaggi ed uscite, di guardare tutti i film che mi ero imposta di guardare.

Però, dopo essermi innamorata di Twin Peaks ed essere entrata nel fantastico mondo di David Lynch non sono stata in grado di uscirne indenne. Perciò ho deciso di scrivere un’ altra recensione su un film di questo strambo genio.

E’ il 1986 e dopo Dune, Lynch decide di deliziare il suo pubblico con un thriller-noir dall’atmosfera magica e grottesca ( e come non potrebbe essere altrimenti?) dal titolo “Blue Velvet”.

BLUE VELVET.jpg

Qui un giovanissimo Kyle Maclachlan, alle prese con il suo secondo ruolo da protagonista in un film di Lynch e futuro David Cooper nella serie Twin Peaks, camminando verso casa, incappa casualmente in un orecchio mozzato. La sorpresa lo porta a recarsi immediatamente alla stazione di polizia dove il detective Williams decide di non riferirgli nulla sull’andamento delle indagini. Chi si troverà invece a fare da spalla al protagonista sarà proprio Sandy, la figlia di Williams, la qualche gli rivela che l’orecchio è probabilmente legato alla famosa cantante Dorothy (Isabella Rossellini), residente in città. Jeffrey, spinto dalla curiosità, riuscirà a conoscere ed instaurare una relazione passionale con l’affascinante donna, scoprendo che era succube di Frank, un pazzo psicopatico senza scrupoli. Il ragazzo, proseguendo con le indagini, scoprirà un mondo crudele nascosto agli occhi della città. Assassini, rapine, sotterfugi e strane figure si susseguiranno sino alla fine della storia, che si concluderà con un drastico cambio dello stile narrativo, arrivando direttamente all’unione di Jeffrey e Sandy.

BLUE VELVET 2

Lynch, da bravo cantastorie, plasma personaggi evocativi ed intensi per creare un’ atmosfera oscura ed al contempo intrigante. Basti pensare a Dorothy, interpretata da Isabella Rossellini, compagna di Lynch al tempo, così attraente da sedurre l’ ingenuo Jeffrey ma comunque così indifesa da essere la vittima di Frank.

E visto che si è parlato di Frank, che dire di lui? Dennis Hopper recita divinamente la parte di questo personaggio con un notevole disturbo della personalità che tra un attacco di collera ed un’inalazione di popper renderà la vita di Dorothy (e più tardi anche quella di Jeffrey) impossibile.

BLUE VELVET 3

Nel film la contrapposizione tra scene di vita della tranquilla città di Oak Lake e quelle macabre, è netta: il pulito mondo quotidiano, inondato dai raggi del sole, dove gli uomini annaffiano il giardino ed i bambini giocano non viene mai intercettato dalla realtà buia ed  occulta che si cela dietro l’angolo, segretamente nascosta agli occhi della quotidianità cittadina.

Della colonna sonora fanno parte due famose canzoni degli anni 50. Una è “Blue Velvet” di Bobby Vinton, da cui il titolo del film è tratto e “In dreams” di Roy Orbison, che vengono riprodotte ogni qualvolta ci si trovi nel bel mezzo di una scena forte.

Inoltre questo film segnerà l’inizio della collaborazione tra David Lynch ed il compositore Angelo Badalamenti, del quale si non si deve dimenticare la fenomenale colonna sono di “Twin Peaks”.

Con queston chiudo e vi dedico “In dreams”. Buon ascolto e a presto ❤

Continua a leggere “Blue Velvet”

Twin Peaks

Essendo nuova su WordPress ed essendo questo il mio primo articolo, per sciogliere il ghiaccio parlerò di una serie televisiva che mi ha molto appassionata e che ho finito giusto giusto oggi pomeriggio: Twin Peaks.

TWIN PEAKS.jpg

La prime due stagioni, andate in onda tra il 1990 e il 1991, hanno conferito ad un regista underground come David Lynch fama (anche) a livello televisivo. E come non potrebbe essere stato altrimenti?

La storia è ambientata a Twin Peaks, una piccola e tranquilla cittadina di montagna al confine con il Canada che sarà sconvolta dall’ omicidio di Laura Palmer, la classica brava ragazza ben voluta da tutti. In aiuto alla polizia locale si aggiungerà l’agente Dale Cooper che, superando tranelli ed inganni riuscirà a risolvere il caso grazie all’astuzia ed in particolare ai sogni premonitori che gli saranno fondamentali.

COOPER.jpg
Meme dell’agente Cooper circondato dalle sue due più grandi passioni: torta di ciliegie e caffè

Elemento caratterizzante di Twin Peaks è l’ecletticità: horror, thriller, dramma, soap opera. Insomma, un mix di generi contrastanti a tal punto da far quasi girar la testa. La colonna sonora, firmata per intero da Angelo Badalamenti, grande collaboratore di Lynch, si sposa perfettamente con le atmosfere misteriose che i paesaggi montuosi evocano.

Ma ciò che lascia realmente il segno e che l’ha consacrata come una delle migliori serie televisive di tutti i tempi è la dimensione surreale in cui si viene inevitabilmente trasportati. Lugubri misteri celati tra le poche anime della città, strani personaggi e avvenimenti paranormali capaci di far venire la pelle d’oca.

Mi auguro che Lynch sappia stupirmi anche con le terza stagione.

GORDON COLE
E che “weird stuff” caro Lynch!